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	<title>Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</title>
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	<description>Sito della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</description>
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		<title>Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 13:50:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Riflessioni sul Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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		<description><![CDATA[Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;Miracolo africano&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da Il Sole 24 Ore
L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.
Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg"><img class="alignright" title="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/07/9788863451405.jpg" alt="Miracolo africano. Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente - di Riccardo Barlaam; Massimo Di Nola - Ed: Il Sole 24 Ore" width="250" height="368" /></a>Prefazione di Romano Prodi al libro &#8216;<a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100626-economia-in-pagine.mp3" target="_blank">Miracolo africano</a>&#8216; di Riccardo Barlaam e Massimo di Nola edito da <a href="http://www.hoepli.it/libro/miracolo-africano.asp?ib=9788863451405&amp;pc=000005002015004" target="_blank">Il Sole 24 Ore</a></p>
<p><em>L&#8217;Africa è un Continente che vive un&#8217;importante fase di trasformazione in Italia poco conosciuta. Se ne scrive poco. Ed è una lacuna che tutti dobbiamo contribuire a colmare.</em></p>
<p><em>Il Mondo è tornato a guardare alle  grandi potenzialità dei Paesi africani soprattutto per il recente boom dei prezzi delle materie prime. L&#8217;Africa detiene, infatti, ancora grandi risorse minerarie, agricole, energetiche. Sono aspetti rilevanti. Ma un&#8217;ottica limitata a questi aspetti è  fuorviante e ci porta indietro nel tempo.</em></p>
<p><em>L&#8217;epoca delle colonie è definitivamente e irreversibilmente finita e oggi queste risorse devono servire in primo luogo agli  africani. I Governi dei loro Paesi  hanno un&#8217;agenda impegnativa di obiettivi da raggiungere che in buona parte coincidono con i cosiddetti Millenium Goals: servono infrastrutture, ospedali, scuole, posti di lavoro, sviluppo sociale.</em></p>
<p><em>Il tutto in un contesto sostenibile: un tema, questo,  a cui è sensibile un numero crescente di leader politici africani.</em></p>
<p><em>Si è scritto anche &#8211; in maniera troppo spesso strumentale &#8211; della crescente <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Esteri/2006/11/rb31106_mappacinaafrica.shtml?uuid=6e1bcea6-6b40-11db-ae01-00000e251029" target="_blank">presenza cinese in Africa</a>. La Cina, nel corso degli ultimi anni, ha accresciuto in grande misura la sua presenza nel Continente. In cambio di un accesso alle risorse offre e realizza infrastrutture, fornisce assistenza in campo economico, sanitario, tecnico scientifico, con un massiccio <a href="http://temi.repubblica.it/limes/cina-in-africa-nonostante-la-crisi" target="_blank">apporto di investimenti</a>. Questo riteniamo che sia un bene per l&#8217;Africa e per la Cina. Possono esistere (e vi sono) casi di sfruttamento condannabili ma in questo caso c&#8217;è da chiedersi a chi tocca scagliare la prima pietra… E soprattutto occorre separare le responsabilità di aziende e di imprenditori che possono essere cinesi come di qualsiasi altro Paese, dall&#8217;approccio del Governo di Pechino, solitamente attento a rispettare le esigenze delle sue controparti. E gli Stati africani sono perfettamente in grado di sapere e di chiedere ciò di cui hanno bisogno.</em></p>
<p><em>Invece di parlare di un presunto pericolo cinese per l&#8217;Africa, quindi, cerchiamo di studiarlo più a fondo e, soprattutto, cerchiamo di creare, insieme alla Cina, un programma comune, con regole comuni, per fare in modo che anche l&#8217;Africa cominci il suo cammino di sviluppo. I Paesi africani hanno bisogno di impegni concreti: questa la sfida che devono oggi affrontare l&#8217;Europa e l&#8217;Italia.</em></p>
<p><em>L&#8217;<a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://europa.eu/legislation_summaries/development/african_caribbean_pacific_states/r12540_en.htm&amp;anno=2" target="_blank">Unione Europea</a>, negli ultimi anni ha prodotto uno sforzo considerevole per dare un indirizzo e  obiettivi chiari e condivisi, nella sua politica di <a href="http://ec.europa.eu/europeaid/index_it.htm" target="_blank">cooperazione</a> con l&#8217;Africa. Accanto all&#8217;assistenza economica finalizzata allo sviluppo e al raggiungimento degli Obiettivi del millennio,  punta a rafforzare la capacità di Governance degli Stati africani. Si concentra sul rafforzamento delle istituzioni della società civile, della presenza e dello sviluppo dell&#8217;imprenditoria locale e soprattutto della cooperazione tra gli stessi Stati Africani.</em></p>
<p><em>Il quadro si presenta naturalmente in modo differente per le diverse aree geografiche. Con la sponda  Mediterranea del Continente  esiste già una maggiore spinta verso l&#8217;integrazione che coinvolte aspetti del mondo delle imprese, delle organizzazioni e delle strutture della società civile, delle università, della gestione dei flussi migratori ed altri capitoli importanti. Il coordinamento di  questa rete complessa di rapporti fa capo alla cosiddetta politica di vicinato ed è importante proseguire, con maggiore energia, in questa direzione.</em></p>
<p><em>Bisogna tuttavia tenere presente che nessuna politica di vicinato o nessuna politica mediterranea può essere portata a compimento senza un adeguato impegno politico e senza i necessari mezzi finanziari che lo sostengono. Né l&#8217;uno né l&#8217;altro mi sembrano oggi sufficienti per raggiungere un reale livello di integrazione.</em></p>
<p><em><a href="http://www.paginedidifesa.it/2004/tani_040119.html" target="_blank">Diverso è il caso</a> dell&#8217;Africa subsahariana e dell&#8217;Africa centrale e meridionale dove, accanto a Paesi in decollo sociale ed economico, esistono Stati che devono ancora risolvere  situazioni di <a href="http://www.peacelink.it/conflitti/i/1063.html" target="_blank">conflitto</a> e che hanno bisogno di costruire dalle fondamenta le proprie istituzioni amministrative, giuridiche e di sicurezza. L&#8217;obiettivo in questo caso è di accelerare il processo di consolidamento di questi Stati rafforzando il ruolo svolto dalle istituzioni regionali che si propongono di estendere il livello di integrazione economica e politica del Continente, per culminare nell&#8217;Unione Africana, a cui esse fanno riferimento. Si deve in parallelo tracciare un cammino che consenta al maggior numero possibile di questi Paesi di raggiungere uno stato di associazione all&#8217;Unione Europea, che comporta un miglior accesso non solo al mercato comunitario ma anche ai diversi strumenti della Ue in campo economico, scientifico, di sviluppo sociale e di tutela della sicurezza e dell&#8217;ambiente.</em></p>
<p><em>L&#8217;Italia si inserisce in questo contesto. Accanto alla Francia e alla Spagna è in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella politica euromediterranea. In Africa occorre flessibilità, realismo ma anche una grande dose di entusiasmo. Le <a href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Politica_Estera/Aree_Geografiche/Africa/Impegno_per_lAfrica.htm" target="_blank">potenzialità</a> del nostro Paese, delle nostre imprese, delle nostre istituzioni e della società civile per fornire un contribuito in questa direzione sono veramente grandi e lo dimostrano diversi esempi, alcuni dei quali sono riportati anche in questo libro. Altri si possono citare: ad esempio il contributo della <a href="http://www.santegidio.org/documenti/doc_1062/20001003_aids_bestaggini.pdf" target="_blank">Comunità di Sant&#8217;Egidio</a> e del <a href="http://www.ana.it/index.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=3968&amp;theme=Printer" target="_blank">Corpo degli Alpini</a> alla pacificazione del Mozambico. La presenza di numerosissime missioni insediate nelle aree più disagiate del Continente con un costante ruolo di aiuto alle popolazioni locali. L&#8217;attività delle miriadi di organizzazioni non governative che lavorano dal basso, lontani dai riflettori.</em></p>
<p><em>Un ultimo aspetto di particolare rilevanza è rappresentato dall&#8217;emigrazione africana in Europa e in Italia. Anche questo è un fenomeno di cui,  troppo spesso,  si sottolineano gli aspetti che allarmano l&#8217;opinione pubblica, dimenticando invece l&#8217;enorme contributo che può fornire alla cooperazione tra i nostri due continenti. Emigrazione significa scambio di esperienze, conoscenza reciproca, arricchimento di culture. Gli immigrati ghanesi che dall&#8217;Emilia  ritornano al loro Paese per avviare una propria attività imprenditoriale, a cui si fa cenno in questo libro, sono soltanto uno dei mille esempi. Si potrebbe aggiungere il ruolo, svolto nella direzione opposta dal turismo responsabile, e vorrei dire anche aperto a suggestioni nuove. Quante persone, tornate da un viaggio nel Continente, si dichiarano dopo pochi giorni afflitti dal mal d&#8217;Africa. Che non è una nuova malattia ma il risultato di un&#8217;esperienza positiva, che apre nuovi orizzonti e un diverso modo di vedere gli altri.</em></p>
<p><em>L&#8217;obiettivo degli autori di questo libro è di suscitare l&#8217;attenzione del lettore italiano sui cambiamenti in atto nel Continente prendendo spunto da situazioni particolarmente significative sotto il profilo politico, economico e sociale.</em></p>
<p><em>Non è, non vuole e non potrebbe essere quello di proporre un&#8217;enciclopedia sull&#8217;Africa. Se ne potranno condividere o meno alcune osservazioni,  ma ritengo che sia un contributo che va nella giusta direzione. Conoscere meglio l&#8217;Africa di oggi è importante per noi e per i nostri figli.</em></p>
<p>﻿</p>
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		<title>Une intégration progressive de l&#8217;Afrique sera le socle du développement du continent</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 14:44:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Une intégration progressive de l&#8217;Afrique sera le socle du développement du continent,
Article publié par Romano Prodi dans Le Monde du 19 mai 2010
Cette année, vingt-trois pays africains fêtent le cinquantenaire de leur indépendance. De nombreux espoirs nés à la fin de la colonisation n&#8217;ont toutefois pas pu devenir réalité. Du point de vue politique, économique [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/mappamondo_omini_410.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1617" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/mappamondo_omini_410.jpg" alt="" width="390" height="292" /></a>Une intégration progressive de l&#8217;Afrique sera le socle du développement du continent,</p>
<p>Article publié par Romano Prodi dans <a href="http://www.lemonde.fr/opinions/article/2010/05/19/une-integration-progressive-de-l-afrique-sera-le-socle-du-developpement-du-continent-par-romano-prodi_1353987_3232.html" target="_blank"><strong>Le Monde</strong></a> du 19 mai 2010</p>
<p>Cette année, vingt-trois pays africains fêtent le cinquantenaire de leur indépendance. De nombreux espoirs nés à la fin de la colonisation n&#8217;ont toutefois pas pu devenir réalité. Du point de vue politique, économique et humain, les responsabilités de cet échec en matière de développement sont complexes, et elles ont fait l&#8217;objet de vives discussions. Néanmoins, ce qui importe, c&#8217;est qu&#8217;elles soient partagées de façon équitable entre les responsables politiques africains et ceux des pays industrialisés qui, trop souvent, ont agi en poursuivant des intérêts de court terme et qui, de ce fait, ont échoué à construire les bases d&#8217;un développement stable et durable.</p>
<p>Toutefois, il est juste de rappeler qu&#8217;au cours des dix dernières années on a créé des mécanismes qui ont permis d&#8217;obtenir des résultats importants, en contribuant à la diminution des conflits armés et même à une croissance économique soutenue dans certaines zones &#8211; encore peu nombreuses &#8211; de cette région.</p>
<p>Même si la guerre n&#8217;a pas été extirpée du continent africain et bien qu&#8217;elle reste encore l&#8217;une des principales causes d&#8217;instabilité politique et économique, le partenariat entre l&#8217;Union africaine (UA) et les Nations unies a contribué à la stabilisation de différentes régions africaines tout en montrant aussi les nécessités de renforcer le rôle de l&#8217;UA et les moyens à sa disposition, encore trop insuffisants pour pouvoir répondre aux attentes. Il s&#8217;agit d&#8217;une stratégie complexe, qui requiert du temps, mais il est nécessaire de la préparer et de la poursuivre.</p>
<p>Ma récente expérience de président du groupe d&#8217;experts des Nations unies et de l&#8217;Union africaine sur les opérations de maintien de la paix en Afrique m&#8217;a amené à des conclusions qui débordent du seul cadre de notre mission. Il est clair, désormais, que l&#8217;on ne pourra obtenir davantage de paix, de développement et de prospérité qu&#8217;en surmontant la fragmentation politique et économique du continent africain.</p>
<p>Si importants et indéniables que puissent être les progrès accomplis jusqu&#8217;ici, il est essentiel de les étendre à d&#8217;autres domaines de collaboration entre les différents pays africains. Une plus grande intégration politique et économique est une avancée nécessaire. Elle n&#8217;est pas le remède absolu aux maux qui affligent l&#8217;Afrique, mais de nombreuses questions, de nature régionale ou continentale, ne trouveront de solution qu&#8217;à un échelon supérieur à l&#8217;échelon national.</p>
<p>RÉFÉRENCE SYMBOLIQUE</p>
<p>L&#8217;histoire de l&#8217;Europe, depuis la fin de la seconde guerre mondiale, montre combien l&#8217;intégration dans ces domaines peut produire des bénéfices pour tous les pays et pour leurs populations, sans mettre en discussion les intérêts légitimes et les identités nationales des communautés impliquées. La récente réponse à la crise financière grecque, par la coopération de nombreux Etats européens, n&#8217;est que la dernière illustration d&#8217;un processus dont tout le Vieux Continent a tiré des bénéfices sans précédents, même si ce fut parfois au prix de compromis difficiles.</p>
<p>L&#8217;exemple européen, pour d&#8217;évidentes raisons historiques, politiques et économiques, ne peut pas et ne doit pas être érigé en modèle pour une intégration future de l&#8217;Afrique. Il y a trop de différences entre les deux continents ; trop de différences entre les populations respectives. Néanmoins, il représente une référence historique, et même symbolique, qui peut inspirer de nouveaux projets de coopération entre les Etats et les économies africaines.</p>
<p>C&#8217;est pour cette raison que la Fondation pour la collaboration entre les peuples, que je préside, organise le 21 mai à Bologne une conférence dans le but de stimuler le débat sur ce sujet. L&#8217;objectif final est de proposer une feuille de route visant à promouvoir le développement et la paix en Afrique par des phases progressives d&#8217;intégration, en prévision de deux autres conférences qui auront lieu à Washington en 2011 et à Addis Abeba en 2012.</p>
<p>Je suis convaincu que seule une plus grande coopération entre les pays africains permettra de résoudre bon nombre des problèmes qui touchent le continent. Un objectif qui ne pourra être atteint, soulignons-le, qu&#8217;en supprimant les &#8220;zones d&#8217;influence&#8221; économiques et politiques bilatérales qui caractérisent encore la présence des pays développés en Afrique.</p>
<p>Il est grand temps que l&#8217;Union africaine, l&#8217;Union européenne, les Etats-Unis et la Chine se donnent rendez-vous pour inaugurer une vraie orientation commune à l&#8217;égard de ce continent, en dépassant les approches uniquement bilatérales qui ont contribué négativement au développement de l&#8217;Afrique. Ce qui doit nous guider à l&#8217;avenir, c&#8217;est la mise en place progressive d&#8217;un processus de coopération. Cela exige, de la part des grands protagonistes de l&#8217;économie et de la politique mondiale, une action concertée.</p>
<p><em>Romano Prodi est président de la <a href="http://www.fondazionepopoli.org/">Fondation pour la collaboration entre les peuples</a>, et l&#8217;ancien président de la Commission européenne (1999-2004).</em></p>
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		<title>Euro al bivio: o maggiore coordinazione delle politiche economiche o sciglimento</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 08:00:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Articolo di Romano Prodi su Il Sole 24 Ore del 22 maggio 2010
Quando è stato creato l&#8217;euro, tutti sapevano che, prima o poi, si sarebbe verificata una crisi. Era inevitabile, infatti, che nell&#8217;ambito di un progetto così ambizioso e senza precedenti in alcuni paesi (perfino nei più virtuosi) si sarebbe commesso qualche errore o si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1605" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/euro-money.jpg" alt="" width="282" height="425" /></a>Articolo di Romano Prodi su <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/22/Italia/15_B.shtml?uuid=e40a7250-6567-11df-87da-3032239fa3f5&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank"><strong>Il Sole 24 Ore</strong></a> del 22 maggio 2010</p>
<p>Quando è stato <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/cittadini_europa/scheda_14692.html" target="_blank">creato l&#8217;euro</a>, tutti sapevano che, prima o poi, si sarebbe verificata una crisi. Era inevitabile, infatti, che nell&#8217;ambito di un progetto così ambizioso e senza precedenti in alcuni paesi (perfino nei più virtuosi) si sarebbe commesso qualche errore o si sarebbe verificato un evento imprevisto. Altrettanto chiaro, come ho detto anche in passato, è che il Patto di stabilità e di crescita era &#8220;stupido&#8221;, non perché avesse finalità sbagliate, ma perché si basava su parametri meramente matematici, senza potere discrezionale alcuno, senza strumento politico in grado di farlo rispettare. Germania e Francia sono stati i primi paesi a violarlo, quantunque non in modo destabilizzante: i loro ministri delle Finanze hanno semplicemente deciso di non tener conto delle obiezioni della Commissione europea (verosimilmente perché erano &#8220;troppo grandi per poter fallire&#8221;).</p>
<p>A causa delle difficoltà politiche, non è stato possibile proteggere l&#8217;euro. Per anni ho messo in guardia dal fatto che, benché non sia imputabile a nessuno in particolare, si sarebbero potuti verificare alcuni eventi straordinari che avrebbero costretto a una coordinazione condivisa delle politiche fiscali. Poi è subentrata la <a href="http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/crisi-grecia.htm">crisi greca</a>, seria per ciò che riguarda le violazioni che l&#8217;hanno provocata, ma facilmente risolvibile, se si tiene conto delle modeste dimensioni dell&#8217;economia di quel paese.</p>
<p>Nondimeno è venuto a mancare un intervento tempestivo, che di fatto ha reso impossibile raggiungere un accordo in tempi rapidi in materia di disciplina fiscale. Le <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201005articoli/54802girata.asp" target="_blank">elezioni</a> nello stato tedesco del Nord Reno-Westfalia hanno differito la presa di coscienza che la crisi greca rappresentava un&#8217;opportunità notevole per prendere i provvedimenti necessari in direzione di una governance economica che non era possibile quando fu creato l&#8217;euro. Ciò comporta la creazione di nuove istituzioni o enti che possano monitorare i budget degli stati membri, imporre la disciplina fiscale e sanzioni per chi viola ripetutamente le normative in questione.</p>
<p>Molti paesi, tuttavia, ancora adesso non sono disponibili a effettuare un cambiamento così radicale in materia di sovranità economica, anche se un&#8217;eventuale crisi (e non necessariamente quella greca) è stata argomento al centro di ricorrenti discussioni negli ambienti politici e universitari.</p>
<p>Ci troviamo pertanto a un bivio. L&#8217;unica alternativa a una maggiore coordinazione delle politiche economiche è lo scioglimento dell&#8217;euro: ciò infliggerebbe però un colpo devastante al progetto europeo e, per la Germania, sarebbe particolarmente rovinoso. Malgrado la ristrutturazione avvenuta negli ultimi dieci anni, la competitività tedesca sarebbe fortemente ridimensionata da svalutazioni monetarie nei paesi periferici della zona euro. Di conseguenza, le sue eccedenze commerciali si prosciugherebbero in poco tempo.</p>
<p>A suo tempo <a href="http://www.repubblica.it/online/fatti/rifondazione/prodi/prodi.html" target="_blank">mi adoperai</a> moltissimo per far<a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/litalia-era-pronta-a-entare-nelleuro-da-subito-nessun-tentativo-di-rinvio_1515.html" target="_blank"> entrare l&#8217;Italia</a> nella zona euro, per dare al mio paese la disciplina di cui necessitava, per porre fine alla sfilza di continue svalutazioni monetarie che avevano reso fragile la sua economia e pregiudicato le sue finanze pubbliche, malgrado la presenza di un forte settore manifatturiero.</p>
<p>Considero pertanto le recenti decisioni prese a Bruxelles un passo importantissimo in direzione di una creazione graduale del federalismo fiscale europeo. Mettere insieme le risorse dei paesi dell&#8217;Eurozona e della Commissione con quelle della Bce è un progresso notevole rispetto al Patto di stabilità e di crescita. Di fatto, la creazione di enti in grado di operare preventivamente e intervenire con successo implicherebbe che il Patto è stato ormai sostituito da un coordinamento più efficace.</p>
<p>La parte più rilevante del nuovo <a href="http://www.unita.it/notizie_flash/109445/eurozona_messi_a_punto_i_dettagli_del_fondo_di_stabilizzazione" target="_blank">Fondo di stabilizzazione europea</a> &#8211; del valore di 440 miliardi di euro &#8211; è formata dai fondi nazionali di 16 paesi della zona euro ed è limitata a tre anni; ma noi tutti sappiamo quanto sia difficile tirarsi indietro rispetto a un obbligo simile.</p>
<p>Sebbene le divisioni politiche e i ritardi nel processo decisionale abbiano indebolito fortemente l&#8217;euro e innescato grande scompiglio nei mercati, la decisione di puntellarlo con una collaborazione finanziaria vicendevole è un considerevole passo avanti.</p>
<p>Incertezze continueranno a esserci, perché molti aspetti operativi legati all&#8217;attuazione delle decisioni prese hanno ambiti e contorni alquanto ampi. Tuttavia, la Bce, la Commissione e la maggior parte dei paesi europei hanno ricevuto poteri più forti, incarichi e responsabilità maggiori e di più vasta portata rispetto al passato, e i mercati ne terranno sicuramente conto.</p>
<p>Resta da capire come si concretizzeranno questi poteri, nel momento in cui vari paesi devono affrontare l&#8217;irrequietezza politica e in qualche caso veri e propri disordini tra la popolazione in conseguenza dei provvedimenti d&#8217;austerità varati. Nondimeno, anche se questo intervento di salvataggio è arrivato in ritardo rispetto a quanto sperato, con una spesa estremamente più alta, dopo che è stato arrecato un danno all&#8217;immagine dell&#8217;Europa, adesso l&#8217;Unione Europea ha imboccato la rotta giusta. L&#8217;accordo di Bruxelles dimostra che non esiste alternativa positiva all&#8217;euro.</p>
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		<title>San Marino TV: Africa, Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 08:27:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africa: Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo
L&#8217;incontro è stato organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, presieduta dall&#8217;ex premier
Articolo di Silvia Pelliccioni su San Marino tv del 23 maggio 2010
Pace, cooperazione e rafforzamento dell’Unione Africana nel suo ruolo di interlocutore per il “mondo occidentale”. Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/lastminute-africa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1639" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/lastminute-africa-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Africa: Prodi riunisce a Bologna capi di Stato, esperti e diplomatici per parlare di sviluppo<br />
L&#8217;incontro è stato organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, presieduta dall&#8217;ex premier</p>
<p>Articolo di Silvia Pelliccioni su <a href="http://www.sanmarinortv.sm/economia/default.asp?id=33&amp;id_n=43106" target="_blank"><strong>San Marino tv</strong></a> del 23 maggio 2010</p>
<p>Pace, cooperazione e rafforzamento dell’Unione Africana nel suo ruolo di interlocutore per il “mondo occidentale”. Sono le priorità indicate da Romano Prodi nell’incontro organizzato dalla Fondazione per la collaborazione fra i popoli, da lui presieduta. “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa: 53 Paesi, una sola Unione</a>”, il titolo del forum, più che mai esplicativo della visione maturata dall’ex presidente del consiglio dei ministri e della Commissione europea durante l’esperienza alla guida del panel dell’Onu per il peacekeeping. “L’Africa ha assoluto bisogno di pace ma c’è altrettanta necessità di lavorare insieme”, ha detto. “Finora le relazioni sono state bilaterali e questo ha frammentato i rapporti e le politiche”. Visione condivisa anche dall’ex presidente del Sudafrica Thabo Mbeki.</p>
<p>Al termine della sua disamina Prodi ha lanciato un’idea: “Il modello cui l’Europa e l’Occidente dovrebbero ispirarsi per le politiche di aiuto e sostegno all’Africa è quello del piano Marshall, messo in piedi dagli Stati Uniti al termine della seconda guerra mondiale per l’Europa distrutta. Non era infatti limitato alle infrastrutture, ma orientato anche alla ricostruzione della struttura finanziaria ed economica”.</p>
<p>Dal presidente del Senegal, Abdoulaye Wade, l’invito alle imprese europee di investire e produrre in Africa in una prospettiva di interesse reciproco.</p>
<p>Silvia Pelliccioni</p>
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		<title>Africanews24: una televisione panafricana sul satellite</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 14:47:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Africanews24: una televisione panafricana sul satellite
Articolo di Sandra Federici su Africa e Mediterraneo del 22 maggio 2010
E’ stato presentato in anteprima durante il meeting internazionale “Africa 53 countries, One continent” (Bologna 21 maggio 2010) il progetto Africanews24, una nuova rete televisiva per il continente africano da realizzare sul modello di Euronews24. Il progetto è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa-news-24-300x225.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1625" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa-news-24-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Africanews24: una televisione panafricana sul satellite</p>
<p>Articolo di Sandra Federici su <strong><a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/africanews24-una-televisione-panafricana-sul-satellite/" target="_blank">Africa e Mediterraneo</a></strong> del 22 maggio 2010</p>
<p>E’ stato presentato in anteprima durante il meeting internazionale “<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa 53 countries, One continent</a>” (Bologna 21 maggio 2010) il progetto Africanews24, una nuova rete televisiva per il continente africano da realizzare sul modello di Euronews24. Il progetto è stato presentato con un video realizzato da Mimma Nocelli, direttrice artistica di NewCo Rai Internationa durante l’importante convegno organizzato dalla Foundation for World Wide Cooperation di Romano Prodi.<br />
Thabo Mbeki, ex presidente del Sudafrica, interviene al convegno di bologna</p>
<p>L’ex presidente della Commissione europea è riuscito a convocare a Bologna personaggi del calibro di Abdoulaye Wade, presidente del Senegal, Thabo Mbeki, ex presidente del Sudafrica, Asha Rose Mgiro, Vice Segretario Generale dell’ONU, Andrie Piebalgs, Commissario per lo Sviluppo della Commissione Europea, Maxwell Mkewezalamba, Commissario all’Economia dell’Unione Africana, Zhan Shu, Ambasciatore del dipartimento Africa del governo cinese. Il tema era l’identificazione di una road map per l’integrazione africana, con la partecipazione di tutti gli attori presenti nel continente: Unione africana, Nazioni unite, Unione europea, Cina e USA.</p>
<p>Il progetto Africanews24 è stato presentato dalla rete televisiva Euronews alla Commissione Europea, che ha dato il via libera, ed è in corso di realizzazione. Sarà la prima televisione panafricana, avrà sede in Africa, sarà multilingue e satellitare e presenterà una selezione di news dai media africani, ripetuta più volte al giorno, e programmi prodotti appositamente, come documentari e approfondimenti su temi importanti e talk show sulla realtà socioculturale africana.</p>
<p>I pubblici a cui si indirizza sono quello africano quello europeo e in generale quello mondiale, con una particolare attenzione alla diaspora Africana. Sarà chiesta la partecipazione di agenzie dell’ONU, Banca Mondiale e Banca Africana di Sviluppo, cooperazione bilaterale e multilaterale.</p>
<p>Gli attori strategici del continente come leader politici, decision maker, operatori nel settore dell’educazione e dei media potranno così avere un mezzo molto potente per fare sentire la loro voce.</p>
<p>Ha spiegato P.L. Malesani di Euronews “Ogni paese ha i suoi media locali ma manca una televisione che offra una visione panafricana trasmettendo da una sede interna al continente (…) La prima TV africana che ha aderito è quella della Costa d’Avorio, e ne stiamo contattando altre, per creare un network di televisioni sorelle. Nella fase iniziale saranno 8-10”.</p>
<p>“Il modello è Euronews”, ha aggiunto P. Cayla, manager del canale paneuropeo con sede a Lione, “che è internazionale (dà informazioni su Europa e resto del mondo) e multingue (trasmette in 9 lingue, in Africa si potrebbero utilizzare le 3 lingue europee usate e 3 lingue africane ad ampia diffusione)”.</p>
<p>Sarà realizzato anche un sito interattivo con archivio delle notizie, diffondibili anche via telefono cellulare. Per la sede della redazione, si è parlato finora di Dakar e Accra, ma non è ancora stato deciso nulla.</p>
<p>Sandra Federici</p>
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		<title>Radio vaticana: Conferenza sull&#8217;Africa a Bologna: Prodi propone un Piano Marshall</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 08:26:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Conferenza sull&#8217;Africa a Bologna: Prodi propone un Piano Marshall
Articolo di &#8220;RR&#8221; su Radio Vaticana del 22 maggio 2010
La disparità esistente tra Africa e Paesi sviluppati “è un problema che riguarda l’intera umanità”. Lo ha dichiarato Romano Prodi, nelle battute conclusive del meeting tenutosi ieri a Bologna dal titolo “Africa. 53 Paesi un’Unione”, organizzato dalla Fondazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/C_3_africaNews_2774_foto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1635" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/C_3_africaNews_2774_foto-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Conferenza sull&#8217;Africa a Bologna: Prodi propone un Piano Marshall</p>
<p>Articolo di &#8220;RR&#8221; su <a href="http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=394915" target="_blank">Radio Vaticana</a> del 22 maggio 2010</p>
<p>La disparità esistente tra Africa e Paesi sviluppati “è un problema che riguarda l’intera umanità”. Lo ha dichiarato Romano Prodi, nelle battute conclusive del meeting tenutosi ieri a Bologna dal titolo “Africa. 53 Paesi un’Unione”, organizzato dalla <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli</a>, presieduta dall’ex Presidente del Consiglio italiano. Prodi ha auspicato un’ “azione congiunta per la rinascita africana”, rilanciando la necessità di realizzare l&#8217;Unione Africana sul modello di altri continenti: “i 53 Paesi africani devono essere un continente a loro misura, senza sacrificare le proprie identità e gli interessi nazionali&#8221;.</p>
<p>Al termine del lavori, l’ex premier ha sottolineato la necessità di mettere fine al bilateralismo con i Paesi africani e di mettere in campo una strategia di cooperazione da concordare a livello regionale e continentale: “una sorta di Piano Marshall per l’Africa – ha spiegato &#8211; che porti in sé uno spirito in grado di stimolare la cooperazione tra i diversi Stati”. Un po&#8217; scettico sull&#8217;idea si è mostrato l&#8217;ex presidente del Sudafrica, Thabo Mbeki: “È improbabile che avremo un piano Marshall dai Paesi più sviluppati perchè non sono così spaventati come lo erano all&#8217;epoca della guerra fredda tra i due blocchi”.</p>
<p>Il dibattito ha alternato numerosi interventi di esponenti africani a quelli di alti rappresentati del Nord del mondo. Tutti accomunati dall’obiettivo di mettere a fuoco le iniziative migliori per un’integrazione tra i Paesi del continente in marcia verso un unico mercato comune e, con il tempo, verso gli “Stati Uniti d’Africa”.</p>
<p>(R.R.)</p>
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		<title>Comunicato finale di &#8220;Africa, 53 Nazioni, Una Unione&#8221; Lavoreremo su Pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 22:07:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi: &#8220;Lavoreremo su pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione&#8221;
Conclusa a Bologna la Conferenza &#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;
Una road map per avviare una stretta collaborazione tra gli  stati africani e i più importanti  protagonisti sulla scena mondiale per una nuova prospettiva di integrazione del continente africano.
E&#8217; questo il più importante degli obiettivi che sono emersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/53Countries1Union.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1586" title="locandina_ok_31,3x45:Layout 1" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/53Countries1Union-208x300.jpg" alt="locandina_ok_31,3x45:Layout 1" width="208" height="300" /></a>Prodi: &#8220;Lavoreremo su pace, sviluppo delle infrastrutture e istruzione&#8221;</p>
<p><em>Conclusa a Bologna la Conferenza <a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">&#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;</a></em></p>
<p>Una road map per avviare una stretta collaborazione tra gli  stati africani e i più importanti  protagonisti sulla scena mondiale per una nuova prospettiva di integrazione del continente africano.</p>
<p>E&#8217; questo il più importante degli obiettivi che sono emersi nella Conferenza dal titolo &#8216;Africa, 53 Countries, one Union&#8217;  promossa dalla Fondazione per la Collaborazione tra i popoli di Romano Prodi che si è tenuta oggi a Bologna.</p>
<p>Primo di una serie di tre appuntamenti che seguiranno a Washington nel 2011 e ad Addis Abeba nel 2012, la conferenza, che ha portato intorno allo stesso tavolo capi di Stato africani, rappresentanti dell&#8217;Unione europea e delle principali organizzazioni internazionali, tra cui Onu, Ocse e Banca mondiale, è stata l&#8217;occasione per redigere un programma di incontri (che precederanno le prossime edizioni della Conferenza) che avranno il fine di sviluppare tre obiettivi  fondamentali precisati da Romano Prodi nel suo intervento finale: il raggiungimento di una pace duratura, lo sviluppo delle  infrastrutture e il progresso dell&#8217;educazione per le nuove generazioni. Gli obiettivi enunciati da Prodi hanno trovato il largo consenso dei partecipanti al dibattito.</p>
<p>&#8220;La nuova strategia &#8211; spiega l&#8217;ex premier italiano &#8211; è strategia di cooperazione: concludiamo questi due giorni di lavoro convinti della necessità di scrivere la parola &#8216;fine&#8217;  a un approccio bilaterale che ha caratterizzato la politica dei Paesi sviluppati nei confronti del continente africano: ha introdotto solo concorrenza negativa&#8221;.</p>
<p>Le azioni comuni, che  mirano a coinvolgere Unione europea, Onu, Stati Uniti e Cina, oltre, naturalmente, all&#8217;Unione africana, si focalizzeranno su alcuni punti chiave: pace e sicurezza, infrastrutture, sicurezza alimentare e istruzione.</p>
<p>Insomma, &#8220;un <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/un-nuovo-piano-marshall-per-la-rinascita-dellafrica_1539.html" target="_blank">Piano Marshall per l&#8217;Africa</a>&#8220;, suggerisce Prodi.</p>
<p>Al centro della discussione nel Salone del Podestà di Palazzo Re Enzo, a Bologna, anche l&#8217;idea della creazione di un mercato comune africano,  caldeggiato dalla maggioranza dei partecipanti intervenuti  al dibattito, &#8220;che necessiterà di pazienza e spirito di collaborazione&#8221;; una maggiore cooperazione di tipo economico e finanziario; il superamento della stretta politica di visti esistente tra stati anche confinanti: per  permettere  ai cittadini africani di muoversi con maggiore libertà all&#8217;interno del continente si auspica &#8220;l&#8217;ottenimento di accordi a breve termine&#8221;.</p>
<p>Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i popoli, è molto soddisfatto dell&#8217;esito dell&#8217;iniziativa che ha visto protagonisti, tra gli altri, l&#8217;ex presidente del Sud Africa Thabo Mbeki, Asha Rose Migiro, vice segretario delle Nazioni Unite, Andris Piebalgs,  commissario europeo per lo sviluppo e Abdoulaye Wade, presidente del Senegal.  &#8220;Intensificheremo gli incontri e le discussioni tecniche lungo tutto l&#8217;anno che ci separa dalla tappa di Washington del 2011&#8243;, promette infine Prodi.</p>
<p>Bologna 21 maggio 2010</p>
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		<title>ViaEmiliaNet: Prodi porta l&#8217;Africa a Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 22:07:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prodi porta l&#8217;Africa a Bologna
Articolo su Via Emilia Net del 21 maggio 2010
La Fondazione per la Collaborazione dei Popoli, presieduta dall&#8217;ex premier, ha riunito a Palazzo Re Enzo i leader africani e i rappresentanti delle istituzioni internazionali. Per far sì che i 53 paesi del continente affidino all&#8217;Unione Africana il ruolo di interlocutore con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1629" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa.jpg" alt="" width="295" height="289" /></a>Prodi porta l&#8217;Africa a Bologna</p>
<p>Articolo su Via Emilia Net del 21 maggio 2010</p>
<p>La <strong><a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Fondazione per la Collaborazione dei Popoli</a></strong>, presieduta dall&#8217;ex premier, ha riunito a Palazzo Re Enzo i leader africani e i rappresentanti delle istituzioni internazionali. Per far sì che i 53 paesi del continente affidino all&#8217;Unione Africana il ruolo di interlocutore con il resto del mondo</p>
<p>BOLOGNA, 21 MAG. 2010 &#8211; Chiunque si sia trovato a passare nelle ultime ore per il centro di Bologna avrà di sicuto scoperto che a farla da padrone, in piazza del Nettuno, sono le auto blu. Da stamattina sostano in fila davanti all&#8217;entrata di Palazzo Re Enzo, dove la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli presieduta da Romano Prodi ha riunito i leader africani e i rappresentanti delle istituzioni internazionali. Il motivo è &#8220;Africa: 53 countires, one Union&#8221;, un convegno che già dal titolo esprime il suo proposito.</p>
<p>E&#8217; proprio sul rafforzamento dell&#8217;Unione Africana, del suo ruolo di interlocutore per il resto del mondo, che l&#8217;ex premier italiano ha messo infatti l&#8217;accento aprendo l&#8217;incontro: &#8220;La priorità dell&#8217;Africa è la pace, ma poi c&#8217;é la cooperazione: c&#8217;é un assoluto bisogno di lavorare insieme. Finora le relazioni sono state bilaterali e questo ha frammentato i rapporti e le politiche: oggi sotto il coordinamento dell&#8217;Onu, bisogna che a lavorare insieme siano Unione Europea, Unione Africana, Cina, Usa e gli altri grandi paesi&#8221;.</p>
<p>A confrontarsi con Prodi, oggi e domani, docenti universitari, esponenti di organizzazioni internazionali e molti esponenti dei governi africani, come il presidente del Senegal Abdoulaye Wade, Moussa Dosso, ministro della Costa D&#8217;Avorio, e Samuel Sam-Sumana, vice oresidente della Sierra Leone. Presente anche l&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti presso l&#8217;Unione africana Michael A. Battle e il governo dell&#8217;Unione Europea con il commissario europeo per lo sviluppo, il lettone Andris Piebalgs.</p>
<p>&#8220;Occorrono investimenti in Africa, non carità. In un continente dove la popolazione cresce rapidamente quello che serve è lo sviluppo economico&#8221;, ha detto Piebalgs nel corso del suo inervento. Una considerazione condivisa anche dal presidente Wade: &#8220;Le priorità per l&#8217;Africa sono la crescita economica e la produzione di prodotti, innanzitutto per il consumo interno &#8211; ha sostenuto &#8211; in modo da arginare la forte emigrazione che impoverisce il continente&#8221;. Ma in molti concordano che, dopo Cina e India, sarà proprio l&#8217;Africa ad affacciarsi sulla scena economica mondiale.</p>
<p>Oltre allo sviluppo del continente, tema centrale del convegno sono anche le conseguenze che avrà su questa parte del mondo la crisi finanziaria. Un problema di cui Romano Prodi ha parlato a margine dei lavori: &#8220;Una crisi minore è diventata una crisi maggiore per effetto delle indecisioni e dei ritardi &#8211; ha detto &#8211; Ma fortunatamente nello scorso weekend si sono prese decisioni che mi sembrano sufficienti per poter in qualche modo porre fine alla crisi&#8221;.</p>
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		<title>Superare la frammentazione politica per avere pace in Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 22:06:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[AFRICA: PRODI, PER AVERE PACE SUPERARE FRAMMENTAZIONE POLITICA
(AGI) &#8211; Bologna, 21 mag. &#8211; &#8220;Solo superando l&#8217;attuale frammentazione politica ed economica dell&#8217;Africa&#8221; questo continente &#8220;potra&#8217; procedere ulteriormente verso la pace, il progresso e la prosperita&#8217;&#8221;: questo il messaggio lanciato da Romano Prodi nel suo intervento durante il convegno internazionale &#8220;Africa. 53 countries, One Union&#8221; organizzato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-1530" src="http://www.romanoprodi.it/wp-content/uploads/2010/05/africa.jpg-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />AFRICA: PRODI, PER AVERE PACE SUPERARE FRAMMENTAZIONE POLITICA</p>
<p>(<strong><a href="http://www.agi.it/bologna/notizie/201005211322-...-rt10144-africa_prodi_per_avere_pace_superare_frammentazione_politica" target="_blank">AGI</a></strong>) &#8211; Bologna, 21 mag. &#8211; &#8220;Solo superando l&#8217;attuale frammentazione politica ed economica dell&#8217;Africa&#8221; questo continente &#8220;potra&#8217; procedere ulteriormente verso la pace, il progresso e la prosperita&#8217;&#8221;: questo il messaggio lanciato da Romano Prodi nel suo intervento durante il convegno internazionale &#8220;<a href="http://www.fondazionepopoli.org/" target="_blank">Africa. 53 countries, One Union</a>&#8221; organizzato a Bologna dalla Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli di cui lo stesso Prodi e&#8217; presidente.</p>
<p>Tema al centro dei lavori, la possibilita&#8217; di una maggiore integrazione tra gli Stati e le economie africane come pre-requisito per lo sviluppo politico e sociale del Continente. Alla conferenza, che si concludera&#8217; nel pomeriggio, prendono parte Capi di Stato africani, rappresentanti dell&#8217;Unione Europea e delle maggiori organizzazioni internazionali: Onu, Ocse e Banca Mondiale.</p>
<p>Secondo Prodi (gia&#8217; alla <a href="http://www.romanoprodi.it/notizie/onu-discute-rapporto-prodi-sugli-aiuti-al-peacekeeping-in-africa-proposto-un-fondo-fiduciario-volontario_631.html" target="_blank">guida</a> della commissione Onu per le missioni di pace in Africa), non sono necessarie &#8220;nuove istituzioni continentali per ottenere i benefici dell&#8217;integrazione. Al contrario, bisogna puntare a coadiuvare lo sviluppo delle istituzioni esistenti ed investire sulle loro capacita&#8217;&#8221;. Inoltre, non e&#8217; sufficiente regolare il conflitto per arrivare alla pace ma occorre, altresi&#8217;, promuovere &#8220;diritti umani, politici, civili e gli obiettivi economici&#8221;.</p>
<p>Per l&#8217;ex premier e&#8217; giunto il momento di &#8220;sviluppare un comune approccio tra Unione europea, Stati Uniti, Nazioni Unite e paesi emergenti come India, Cina Russia, Brasile&#8221;.</p>
<p>Prodi ha poi annunciato che, con una telefonata, il leader libico Gheddafi ha inviato il suo messaggio di auguri al vertice internazionale in corso nel capoluogo emiliano, dove e&#8217; presente il capo di Gabinetto del governo della Libia. Nel suo intervento, il vice segretario Onu, Asha Rose Migiro, ha ribadito l&#8217;impegno delle Nazioni Unite ad iniziative di sostegno al rinnovamento istituzionale dei paesi africani, al processo di democratizzazione e alla promozione dei diritti umani. (AGI) Mir/Cli</p>
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		<title>Eurasia Review: “Africa: 53 Nazioni, Una Unione”, Conferenza oggi a Bologna</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 22:05:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in English.
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